Nella demenza la capacità guida di autoveicoli può essere compromessa in conseguenza dei deficit cognitivi: ne sono un esempio i deficit di critica e giudizio o i deficit visuo-spaziali.

Anche i disturbi comportamentali, come l’impulsività o l’aggressività, possono compromettere la capacità di guida.

Questo non vuol dire che la diagnosi di demenza sia sempre sinonimo di incapacità di guida. Alcuni pazienti, almeno nelle prime fasi di malattia, possono essere ancora in grado di guidare con un sufficiente grado di sicurezza.

Ad esempio quei soggetti affetti da demenza che abbiano deficit solo linguistici. Impedire a questi soggetti di guidare porterebbe a una grave perdita di autonomia e ad un profondo sentimento di frustrazione.

Tuttavia, in altri casi, soprattutto nelle fasi più avanzate di malattia, guidare non è più consigliabile, la guida diventa eccessivamente pericolosa per sé e per gli altri.

La rinuncia è dolorosa, la guida significa libertà e indipendenza; spesso l’unico mezzo di trasporto facilmente accessibile, soprattutto in contesti rurali, è la propria macchina.

Bisogna cercare di garantire al soggetto un mezzo alternativo di spostamento, il passaggio da parte di un parente o un amico, servizi di taxi, i mezzi pubblici o i trasporti effettuati da associazioni di volontari.

È sempre meglio se è il paziente stesso a decidere volontariamente di smettere di guidare ma spesso non c’è una consapevolezza e il paziente oppone resistenza all’idea di rinunciare a guidare.

Non è facile gestire quest’ultima situazione e ancora una volta non esiste una regola che valga per tutti.

Alcune possibili strategie possono essere quelle di condividere la responsabilità della decisione con altri membri della famiglia o con un professionista (il proprio medico di Medicina Generale o lo specialista di riferimento) o quella di affidarsi all’opinione di un amico tenuto in grande considerazione da parte del paziente.

Nei casi estremi anche nascondere le chiavi o vendere la macchina può essere una soluzione.

Dal libretto “Oltre l’Alzheimer: capire e vivere le demenze”, pag. 42-43.

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“Ovviamente il contenuto dell’opuscolo non può e non vuole essere esaustivo anche perché ogni persona è a sé e solo il rapporto diretto con i medici serve ad inquadrare e ad affrontare la propria patologia.” — dal libretto Oltre l’Alzheimer: capire e vivere le demenze, Associazione Alzheimer Udine ODV. Testi del dott. Iacopo Cancelli, neurologo.